Serata dedicata al lavoro – tema poco presente nella scena politica, anche cittadina – organizzata dal gruppo consiliare Lista Civica con Edoardo Gaffeo in collaborazione con la Civica per Rovigo perché cresca felice, il Forum dei cittadini e la formazione regionale Il Veneto che Vogliamo.
Il 23 giugno, in Pescheria Nuova a Rovigo si sono confrontati su un tema così impegnativo Carlo Cunegato, portavoce di Il Veneto che Vogliamo, Edoardo Gaffeo, Sindaco di Rovigo e Professore ordinario di politica economica all’università di Trento, Pieralberto Colombo, Segretario generale CGIL Rovigo. Significativa la presenza del pubblico, nonostante la giornata molto calda.
Molti i temi di grande attualità offerti ai relatori da Elena Biasin, capogruppo in consiglio comunale della Lista Civica con Edoardo Gaffeo: dalla recente direttiva europea sul salario minimo alla proposta di legge ferma al Senato italiano. Nel nostro paese non è presente questa misura (il salario minimo) ma è ritenuto comunque un paese virtuoso, perché la contrattazione collettiva è molto diffusa: il 97% dei lavoratori hanno contratti collettivi nazionali.
Sempre più spesso, poi, si sente parlare di povertà lavorativa – la condizione di coloro che, secondo la definizione Eurostat, pur essendo occupati per più della metà dell’anno, hanno un reddito familiare al di sotto della soglia di povertà – che interessa quasi il 12% dei lavoratori italiani.
Un puzzle quindi composto da tanti tasselli, da comprendere e collocare: le imprese in tutto ciò, come si muoveranno?
Carlo Cunegato richiama gli insegnamenti di uno dei padri costituenti, Lelio Basso, in particolare sul diritto al lavoro e ad una retribuzione che consenta una vita dignitosa; i diritti economico-sociali, infatti, sono la base di partenza per affrontare i diritti civili.
Tanti i numeri snocciolati, alcuni più preoccupanti di altri: dai 3,2 milioni di lavoratori in realtà precari, al 64% dei contratti part-time, in qualche modo imposti. Se l’Eurostat riporta in Italia un sostanziale 12% di lavoratori precari, altre fonti lo fotografano al doppio e, nel caso delle donne, quasi al triplo.
Da alcuni anni si parla spesso di lavoro flessibile che, guarda caso, in troppe situazioni fa il paio con una sostanziale diminuzione del salario. Anche i contratti collettivi, però, non sono indenni da critiche, dato che alcuni prevedono dei minimi salariali davvero troppo bassi. Oggi facciamo i conti con l’aumento repentino dell’inflazione: chi guadagna meno, però, la sente mordere ben di più.
Una lezione illuminante quella di Edoardo Gaffeo che, forte della preparazione universitaria, sposta il focus dal salario legato alla produttività, al salario reale (quanti beni/servizi posso acquistare con 1 euro?): in Italia sono i più bassi tra tutti i paesi del G20; nel 2008 sono partiti da posizioni simili, dove alcuni hanno guadagnato a due cifre, i nostri nel tempo hanno perso.
Alcune considerazioni sono inevitabili: per una serie di motivi, non necessariamente “salari e produttività” si muovono allo stesso modo e, considerato che un salario minimo reale va comunque tarato nel tempo, il suo impatto sarà molto diverso a seconda del settore dell’impresa.
Si comincia a capire, quindi, che per costruire uno “strumento” che funzioni, bisogna considerare molti fattori, tra cui la possibilità di agganciare il salario minimo alla contrattazione collettiva che, per sua natura, è già settoriale.
Parlare semplicemente di salario minimo può essere utile perché è un tema di equità sociale, ma poi va visto nella sua complessità. Bisogna considerare l’intero sistema del reddito, contributi, esenzioni fiscali, benefit x famiglie, la politica sociale, e via dicendo, per garantire livelli di reddito indipendentemente dal livello di salario minimo. L’esperienza di alcuni paesi europei ci insegna questo.
Pieralberto Colombo porta l’esperienza del sindacato in tanti anni di trattative con le aziende. Un tema, quello del lavoro, da troppo tempo sparito dai radar della politica e del pubblico dibattito. Questa occasione rappresenta quindi un punto di ripartenza ed è significativo che siano queste le forze che lo ripropongono.
Il lavoro povero è un tema di attualità: lavoro povero che porta al lavoro precario, che è ben altra cosa dalla flessibilità.
La serata si conclude con osservazioni e domande del pubblico presente.
Paolo Giolo

