Rivitalizza, poi prospera!

Revive, then thrive. Così, qualche settimana fa, il settimanale The Economist titolava il fondo di presentazione di un rapporto sullo stato delle città del Midwest Statunitense, suggerendo che dall’esperienza di rigenerazione urbana perseguita da alcuni di questi luoghi sia possibile trarre alcune lezioni utili anche per città medio-piccole in altre parti del mondo, Europa in primis. Veramente il caso di città come Columbus, Madison o Grand Rapids vale anche per una città come Rovigo, con le sue peculiarità e la sua storia? Affronteremo il tema in una serie di post, come fosse un ideale racconto a puntate. Partiamo qui con il definire quali sono le lezioni che occorre imparare.

Il primo insegnamento per superare il declino legato alla crisi demografica, alla de-industrializzazione e la marginalità geografica consiste nella necessità di disegnare le strategie di rigenerazione e riqualificazione urbana partendo dal centro della città, per andare poi verso le sue periferie. Solo se il centro torna ad essere un luogo attraente per viverci, lavorarci e diverstirsi – perché dotato di percorsi pedonali e ciclabili estesi, parchi, ristoranti e negozi di tendenza, attrazioni culturali e di svago – quel luogo sarà in grado di attrarre la parte più vitale della popolazione e convincerla, grazie anche ad un mercato immobiliare meno “teso” rispetto a quello di città più grandi, a considerarla come un posto in cui costruire un proprio progetto di vita. Utilizzando anche la naturale vocazione alla residenzialità delle periferie diffuse – che nel nostro caso chiamiamo frazioni – data la loro vicinanza, facilità di collegamento e qualità e quantità degli spazi vitali.

La seconda lezione è che una città, per potersi avviare su un percorso di rigenerazione sostenibile, deve in primo luogo contare su risorse interne, e non fare affidamento esclusivamente su interventi “miracolistici” dall’esterno, siano essi legati a scelte localizzative (spesso largamente sussidiate) di grandi multinazionali o a politiche pubbliche di stampo nazionale o regionale. La chiave del successo consiste nell’investire sul capitale sociale e umano locale, sulle intelligenze ed i talenti presenti, sulla capacità di trattenerli e contemporaneamente attrarne di nuovi in modo permanente, sull’abilità di sfruttare quello straordinario collante rappresentato dalla fiducia reciproca e dalla capacità di creare coordinamento e condivisione su un obiettivo di lungo periodo, che consiste nel condividere e far crescere un luogo in cui la qualità della vita – a 360 gradi – sia elevato.

Infine, le località che hanno affrontato con maggior successo la faticosa transizione dal declino alla rinascita hanno fatto proprio il modello “eds and meds”: città con un sistema universitario, di ricerca e di istruzione superiore di buon livello da un lato, e un sistema socio-sanitario di qualità dall’altro, hanno ottenuto risultati sistematicamente positivi in termini di crescita demografica, ritenzione e attrazione dei talenti, e tenore di vita. I due ingredienti appena richiamati sono alla base della capacità di creare un ecosistema produttivo votato all’innovazione tecnologica, all’apertura ai mercati internazionali e alla creazione di start-up, generando quindi nuovi posti di lavoro ad alta qualificazione professionale.

Lezioni tutto sommato semplici (più a dirsi che a farsi, ovviamente) e chiaramente condivisibili. Ma che tracciano al tempo stesso un vero e proprio programma di governo. Su cui cominceremo a ragionare già dalla prossima puntata.

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