Mozione sul Ddl Sicurezza

Mercoledì 30 aprile, Elena Biasin, capogruppo di ‘Civica per Rovigo’, ha ritirato la mozione presentata al Consiglio Comunale di Rovigo, sostenuta anche da Forum dei Cittadini, Federico Frigato, Palmiro Tosini e Diego Crivellari, presentata il 4 aprile scorso, relativa all’imminente approvazione del Ddl Sicurezza.
È bene però chiarire le ragioni della decisione, anche in relazione all’evolversi del percorso che il governo ha scandito nei confronti del decreto in questione.
Il ritiro della mozione perché, di fatto, il decreto in discussione a inizio aprile è stato superato dal Decreto Legge dell’11 aprile scorso. Pochi giorni dopo la presentazione della mozione, il governo, in virtù delle voci dissonanti che si erano alzate piuttosto compatte nei confronti della prima stesura del Ddl sicurezza, peraltro già approvata nel primo passaggio alla Camera dei Deputati e in attesa della discussione al Senato e contrastata da partiti di opposizione, giuristi, costituzionalisti, associazioni e gruppi (anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva espresso diverse perplessità nei confronti del contenuto del provvedimento), il governo, si diceva, con una sorta di ‘colpo di mano’, ha emanato il decreto legge sopra indicato che presenta i medesimi contenuti del Ddl precedente e che contiene sostanzialmente gli stessi contenuti della bozza precedente, con qualche modesto, quasi impercettibile, correttivo.
In sostanza il parlamento è stato esautorato dei propri poteri di iniziativa legislativa in una materia così delicata come quella della sicurezza con tutte le criticità che ancora permeano il nuovo decreto.
L’incompatibilità tra decretazione d’urgenza e diritto penale è stata rilevata dalle Camere penali italiane e denunciata con lo sciopero proclamato il 5, 6 e 7 maggio, così come giuristi, tra questi tre presidenti emeriti della consulta, hanno sollevato dubbi di incostituzionalità, segnalando la deriva autoritaria di queste nuove norme che hanno creato nuove ipotesi di reato, ingiustificati aumenti di pena, criminalizzazione delle marginalità e del dissenso.
Il ritiro della mozione è quindi un atto dovuto rispetto alla necessaria compatibilità tra le richieste presenti nel documento e i contenuti del Ddl di riferimento, ma questo non significa verrà meno l’impegno nei confronti di un Decreto Sicurezza che, sostanzialmente, criminalizza il dissenso, introduce nuovi reati e limita il diritto al dissenso.
E, come si legge nell’appello firmato proprio in queste ore, tra gli altri, da Gustavo Zagrebelsky, Ugo De Siervo e Gabriele Silvestri, tre presidenti emeriti della Corte Costituzionale, anche la Civica per Rovigo ‘confida che tutti gli organi di garanzia costituzionale mantengano alta l’attenzione e censurino questo allontanamento dallo spirito della nostra Costituzione, che fonda la convivenza della comunità nazionale su democrazia, pluralismo, diritti di libertà ed uguaglianza di fronte alla legge, affinché nessuno debba temere lo Stato e tutti possano riconoscerne, con fiducia, il ruolo di garante della legalità e dei diritti’.