Al di là dello sgomento per la notizia che ci ha colti tutti nelle prime ore di oggi sull’aggressione armata della Russia al popolo ucraino, non più limitata ai territori del Donbass, e andando oltre la nostra inesorabile condanna per un’azione deliberata e folle che riporta la guerra e la morte nel pieno dell’Europa a 77 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale (senza dimenticarci il conflitto che nella prima metà del secolo scorso divampò nell’ex Jugoslavia, più circoscritto ma non meno violento e drammatico; mentre la riviera adriatica italiana era popolata da turisti che si rosolavano al sole, a poche centinaia di chilometri, sulla sponda dalmata, si consumavano orrori come quello di Sarajevo o della strage di civili inermi a Tuzla e Srebrenica), ci viene da fare una considerazione più generale.
La fine dell’URSS nel 1989 e lo sgretolarsi della sua area d’influenza, erano stati ritenuti da alcuni (Fukujama) come la fine della storia contrassegnata dalla contrapposizione di due blocchi ideologico-militari e l’aprirsi di un futuro finalmente libero da minacce di guerre generalizzate e aperto sulle magnifiche e progressive sorti della storia per il mondo tutto. Non è stato così.
Quello che la deterrenza nucleare aveva tenuto a freno per oltre quarant’anni, con l’esistenza di un equilibrio sostanziale fra le due super potenze USA e URSS, ha lasciato nei fatti una situazione in cui a quell’equilibrio non si è sostituito un ordine mondiale fondato su presupposti più sicuri e condivisi.
C’è stato di fatto il rinascere di revanscismi imperiali da parte di una nazione come la #Russia, le cui sorti sono finite nelle mani di una banda di oligarchi di cui Vladimir Putin è l’espressione più compiuta: ex alto ufficiale del KGB, rinnegando il proprio ingombrante passato di fedele funzionario del sistema sovietico, è diventato l’autocrate senza scrupoli che governa un paese in cui l’opposizione non ha alcuna possibilità di esprimersi e in cui i suoi rappresentanti sono incarcerati o fisicamente eliminati (Politovskaja, Navalnj, ecc.). Parallelamente ha continuato ad alimentare le mire espansionistiche proprie dell’impero zarista così come dell’Unione Sovietica.
La morale che possiamo trarre, evitando qui di dilungarci oltre, è che non ci sono conquiste civili e morali nella storia umana che noi si possa acquisire come definitive. Tutto si poggia sulla coscienza e la responsabilità di leaders di governi e dei loro popoli, che debbono fattivamente costruire nei fatti e nelle scelte operate nel tempo, le basi per un futuro finalmente emancipato dai deliri di onnipotenza e dalle conseguenze catastrofiche che ne sono l’esito finale.
Sabato prossimo 26 febbraio alle ore 16.00 in Piazza Vittorio Emanuele II la nostra associazione aderirà al flashmob organizzato dal nascente comitato per la Pace insieme a tutti coloro che vorranno esprimere solidarietà alla popolazione ucraina.

