A proposito di Pace e Pacifismi

L’incontro promosso dall’Associazione Civica per Rovigo assieme al Circolo ARCI 2 giugno 1946 nel pomeriggio del 9 maggio, si proponeva al di là di un approfondimento sulla natura e le cause del conflitto russo/ucraino, l’obiettivo di dare luce e visibilità ad un’opinione obiettivamente minoritaria e per lo più bistrattata dai mezzi d’informazione: quella del movimento pacifista nella sua espressione storicamente più radicata, il movimento nonviolento di ispirazione gandhiana, con alle spalle le storiche battaglie per il riconoscimento della legittimità dell’obiezione di coscienza al servizio militare e alle spese militari. Questo movimento ha conosciuto anche a Rovigo nei primi anni ’80 del secolo scorso una significativa presenza con le attività della locale sezione della Lega Obiettori di Coscienza.
Il concetto ribadito da Mao Valpiana, storico presidente del Movimento Non Violento italiano, è che l’efficacia di un’opposizione non violenta ad un aggressione come quella della Federazione Russa ad uno stato autonomo come l’Ucraina, deve avere un carattere preventivoper sperare in qualche possibilità di successo. Il precedente storico più importante in questo senso è rappresentato dall’indipendenza ottenuta dall’India nel secondo dopo guerra dal dominio britannico e dal movimento per i diritti civili americano sotto la guida di Luther King. La non collaborazione con l’occupante e la resistenza passiva necessitano però di una capacità organizzativa e di una mobilitazione di massa che vanno preparate con cura e per tempo.
Dire un ideologico “no alle armi” in assenza di quanto detto prima, può sconfinare nell’ignavia come sottolineato da Valpiana.
Ma nei dibattiti che senza sosta dilagano da televisioni, giornali e social network, è sempre più evidente come un punto di vista difforme da quello che vuole la Russia di Putin come unica responsabile della guerra (e sicuramente ne porta la colpa principale e ingiustificabile), sottacendo il progressivo affievolirsi dell’iniziativa diplomatica sotto la spinta prevalentemente dell’Amministrazione Biden che punta ad una rovinosa disfatta sul campo delle mire russe, quel punto di vista dicevo, viene automaticamente tacciato di antiamericanismo preconcetto, se non addirittura di collusione con i deliri putiniani.
Personalmente e non solo, si dissente da un giudizio che non tiene conto delle scelte operate dall’Occidente, dalla NATO e dalle diverse amministrazioni americane succedutesi dal 1991 ad oggi (Bush padre, Clinton, Bush figlio, Obama) repubblicane o democratiche che fossero, che hanno privilegiato mosse che mettessero la Russia non più sovietica in una posizione che ne accentuava i timori di accerchiamento, alimentando il rinfocolarsi dei diversi nazionalismi europei orientali (prof. Trentin), uno di tipo imperiale, quello russo, ed altri di tipo revanscista identitario, quello dei paesi da poco sottrattisi al dominio sovietico. Ripercorrendo per certi versi il modello della pace di Versailles dopo il primo conflitto mondiale, che puntando all’umiliazione della Germania sconfitta finì per favorire quei sentimenti di rancore e ribellione che alimenteranno la presa del potere da parte del nazismo.
Tutto questo non assolve comunque il ventennale regime putiniano dall’aver costituito un’autocrazia che reprime i diritti democratici fondamentali, tacitando l’opposizione democratica, la libera stampa e spingendosi all’eliminazione fisica degli oppositori più risoluti (Politovskaja un nome su tutti).
Claudio Luciano