Polesine “Terra tra i due fiumi” a rischio siccità

Il problema e le azioni

Una tavola rotonda di spessore quella del 30 marzo presso la Gran Guardia di Rovigo: protagonista l’acqua e la siccità, due parole che sempre più spesso destano preoccupazioni.

Dopo i saluti del Sindaco, Edoardo Gaffeo, e i ringraziamenti di Paolo Giolo, Vice Presidente della Civica per Rovigo, Giorgio Osti, Professore di sociologia all’ateneo di Padova e Consigliere comunale nella nostra Amministrazione, ha introdotto i relatori tratteggiando una sorta di filo conduttore.

Il prof. Leonardo Raito, Sindaco di Polesella e Presidente dell’ATO Polesine; L’Ing. Sara Pavan, Dirigente Area Organizzativa di Idrologia in ARPAV; l’Ing. Giovanni Veronese, Direttore Area Tecnica del Consorzio di Bonifica Adige Po; la Dott.ssa Dina Merlo, Agronomo e Assessora all’Ambiente nel Comune di Rovigo.

E’ cambiato il quadro climatico in termini di temperature e piovosità, con aumento del rischio di eventi atmosferici estremi. In agricoltura questo significa danni alle produzioni: sono necessari  la ricerca di nuove colture, la razionalizzazione dei metodi irrigui, l’aumento della capacità di immagazzinamento idrico.

Il problema siccità nelle città nel periodo estivo si associa spesso alle isole di calore e a picchi di consumi energetici. Oggi si può rilevare una ancora più stretta connessione fra la siccità e la crisi energetica, data anche la quota rilevante che la produzione idroelettrica rappresenta tra le fonti rinnovabili.

Nella gestione idrica in ambito urbano, in base alle competenze dei Comuni, si deve realizzare una razionalizzazione degli usi idrici, la sensibilizzazione cittadini e l’introduzione di strumenti nella pianificazione urbanistica volti a minimizzare l’impermeabilizzazione delle superfici, a sistemi di convogliamento dell’acqua in serbatoi sotterranei ed introduzione di superfici verdi, per determinare miglioramento del microclima, riduzione isole di calore e delle temperature ed azioni di contrasto ai cambiamenti climatici e mitigazione ambientale.

E’ stata presentata l’attività di monitoraggio della risorsa idrica in Veneto, effettuata dalle strutture del Dipartimento Sicurezza del Territorio di ARPAV. Ogni mese viene reso disponibile il quadro della situazione di tutte le componenti della risorsa, dalle piogge alla neve, dalle falde allo stato dei laghi e all’andamento delle portate dei principali corsi d’acqua, fornendo un’analisi statistica basata sui dati degli ultimi 30 anni. Questo è possibile grazie ad una fitta rete di monitoraggio costituita da circa 300 stazioni e dal monitoraggio diretto delle portate da parte dei tecnici ARPAV. Le informazioni fornite rappresentano la base informativa ufficiale per la Regione e per tutti gli addetti ai lavori (Consorzi di bonifica, Gestori dei servizi idrici integrati, etc.), ma anche per tutti i cittadini che sono interessati.

Su scale più grandi, oltre quella del bacino idrografico, si affrontano meglio le emergenze e si può realizzare una solidarietà inter-bacino molto utile in momenti di crisi come questo: chi sta a monte aiuta chi sta a valle. Con un organismo su scala territoriale che comprende monte e valle si realizza meglio la solidarietà territoriale.

La rete di idrovore, che ci tiene all’asciutto e che serve l’agricoltura, comporta un consumo notevole di energia, e di questi tempi il tema è quanto mai spinoso (il solo Consorzio Adige Po ha visto lievitare i costi da poco più di 2 milioni di euro annui a oltre il doppio).

Questa situazione comporta la necessità di realizzare sia opere da utilizzare nei mesi critici per l’agricoltura, sia opere per raccogliere l’acqua piovana in eccesso nei momenti di piogge particolarmente intense.

La politica si sta muovendo, sta creando gli strumenti per intervenire ma non abbastanza velocemente. I tavoli di confronto e lavoro con più soggetti riuniti sono indispensabili, ma per incidere devono avere anche potere decisorio.

Di certo la nostra terra, che non è particolarmente piovosa, è molto condizionata dalla portata dei fiumi, Po e Adige in testa, che negli ultimi anni è decisamente calata, così come sono calate le falde sotterranee, con un ricarico insufficiente durante l’anno. Per i nostri cittadini, l’emergenza oggi non è tanto per l’acqua potabile, quanto per l’agricoltura, che ha bisogno di ingenti quantità nei mesi primaverili ed estivi.