È passato un anno da quando la chiglia del caicco turco Summer Love si frantumò contro un banco di sabbia a un centinaio di metri dalla riva di Steccato di Cutro, prima dell’alba del 26 febbraio 2023. Le 94 vittime del naufragio, tra cui 34 minori, stanno ancora aspettando verità e giustizia.
La magistratura ha aperto tre inchieste sulla vicenda, di cui una sui ritardi e presunte omissioni della macchina dei soccorsi.
Si poteva evitare questa strage?
I fatti ci dicono che alle ore 23 del giorno 25 un velivolo Frontex aveva segnalato la presenza del caicco stracarico di migranti a 40 miglia dalla costa. Nessun mezzo di soccorso però uscì in mare. L’evento infatti fu trattato non come Sar (soccorso e salvataggio, gestito dalla Guardia costiera con mezzi adatti a operare in «condizioni meteo-marine avverse») ma come attività di contrasto all’immigrazione clandestina, affidata quindi alle vedette della Guardia di Finanza. Queste alle 3.48, causa mare grosso, rientrarono in porto. Circa mezz’ora dopo avvenne il tragico naufragio.
Al di là delle indubbie responsabilità di scafisti e trafficanti, in questa terribile vicenda è dovere morale e civile imprescindibile fare chiarezza sugli aspetti relativi ai soccorsi, che non rendono onore al nostro Paese.
Aspettiamo con fiducia verità e giustizia per le vittime di Cutro.

