Il silenzio e la parola

Le consigliere Elena Biasin ed Elisabetta Traniello della lista civica per Edoardo Gaffeo intervengono con alcune riflessioni sui primi punti all’OdG del Consiglio Comunale del 25 novembre. «Ci siamo confrontate e ci siamo accorte che stavamo riflettendo su due aspetti complementari: il silenzio e la parola». Il silenzio che troppe volte avvolge le situazioni di maltrattamento, prima che i casi  più drammatici ed eclatanti raggiungano la cronaca nera. E la parola, l’importanza che essa assume nel dare riconoscimento e consistenza alle donne, agli uomini, agli altri da sé.

L’impegno di tutta l’amministrazione per una maggiore continuità nella gestione del Centro antiviolenza polesano è una risposta alla gravità del fenomeno della violenza contro le donne. È impressionante il numero di abusi e maltrattamenti sulle donne, sia fisici che psicologici, spesso nascosti all’interno delle mura domestiche.  Talvolta, purtroppo, a fronte di episodi di violenza sulle donne c’è un’incapacità delle comunità locali, degli operatori sociali, delle forze dell’ordine e della stessa magistratura, di intercettare i segnali di una situazione di difficoltà. Spesso questa difficoltà nasce proprio dal silenzio delle donne che tacciono su quanto di doloroso sono costrette ad affrontare. Non è solo un problema procedurale, si tratta soprattutto di un fatto culturale. Dobbiamo chiederci il perché di questo silenzio: è di tutta evidenza il fatto che si tende a non credere alle donne e, nello stesso tempo, che molto spesso nelle situazioni di violenza e degrado familiare sono le stesse donne a temere l’intervento dei soggetti istituzionali. In particolare è’ diffusa la preoccupazione che i servizi sociali possano allontanare i figli dalle madri. La difficoltà a denunciare, per una persona maltrattata, è anche determinato dalla paura che la rende fragile e incapace di reagire.

Grazie anche all’impegno delle donne stesse, oggi la nostra legislazione è tale che si può affermare che oggi in Italia – a livello normativo – la parità di genere è sostanzialmente raggiunta. Tuttavia a livello sociale  questa parità, non è ancora pienamente realizzata . Solo perseguendo politiche sociali e culturali che consentano di rimuovere tutti gli ostacoli affinché le donne raggiungano un grado di autonomia anche economica per una effettiva emancipazione e consapevolezza, potremo ridare la voce alle donne.

E una donna che sa parlare alle coscienze è la senatrice Liliana Segre. Anche il Comune di Rovigo vuole far parte di quell’abbraccio civile con cui tante città hanno scelto di sostenerla nella sua sua generosa testimonianza e nella ferma compostezza con cui condanna l’antisemitismo e l’odio razziale, rimanendo sempre aperta al dialogo e al rispetto di ciascuna persona.

Con la stessa mozione, il Comune di Rovigo aderisce al «Manifesto della Comunicazione non ostile». Si tratta di un impegno alla vigilanza perché “le parole danno forma al pensiero”, come dice il manifesto stesso.

Va coltivato un linguaggio rispettoso di tutti i generi, di tutte le sensibilità, perché è un linguaggio che rispecchia la realtà delle persone, donne e uomini, senza mascherarsi dietro la presunta semplicità delle consuetudini grammaticali. Vale per la prevenzione di molte violenze, da quelle razziste, antisemite, a quelle contro le donne: un linguaggio attento implica il riconoscimento di pari dignità all’altra, all’altro con cui ci si mette in relazione.

Il fatto di ricoprire una carica istituzionale o politica, infine, rende ancora più rilevante l’uso che si fa dei mezzi di comunicazione, massimamente i social media, che possono veicolare in modo amplificato espressioni di aggressività o insulti, suscitando o incoraggiando comportamenti di singoli o di gruppi certo non desiderabili né idonei ad una comunità democratica.

Come consigliere e consiglieri, abbiamo una responsabilità in più nel ponderare il nostro stile di comunicazione.